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mercoledì 17 settembre 2014

Storia di una ladra di libri


Salve, qui è Sam che parla scrive.

Come primo articolo, dopo un’attenta riflessione (leggasi: dopo eoni di indecisione) ho scelto di proporvi la mia recensione di Storia di una ladra di libri, un romanzo che mi ha colpita molto per diverse ragioni che, scorrendo nell’articolo, andrò ad spiegarvi.
Senza dubbio è un libro che val la pena di essere letto, una storia che commuoverebbe chiunque, anche un pezzetto di marmo o il cuore di un iceberg, ricco di colpi di scena, di personaggi a tutto tondo e di emozioni così vivide da essere quasi reali, che si vivono sulla propria pelle durante la lettura.

Ma scendiamo un po’ nel dettaglio per cercare di capire, almeno in parte, qualcosa di questo romanzo.


Titolo:
Storia di una ladra di libri
Titolo originale: La bambina che salvava i libri
Autore: Markus Zusak
Pagine: 563
Prezzo: 16,90 €
Ed. Frassinelli


Trama
Ambientato durante la Seconda Guerra Mondiale, il libro parla di Liesel Meminger, una bambina che viene adottata da Hans e Rosa Hubermann assieme al fratellino che, purtroppo, non riuscirà a giungere a destinazione. Al funerale del piccolo, la bambina trova un libro; non sa leggere, ma ne è attratta, perciò decide di prenderlo e di portarlo con sé nella sua nuova casa dove spera di riuscire a scoprire cosa contengono quelle pagine. 
Quando, grazie ad Hans Hubermann (il suo nuovo padre, un uomo silenzioso, comprensivo e dolce, che lavora sodo e che ama suonare la fisarmonica) impara a leggere, scopre il mondo delle parole, le quali diventeranno la sua ancora di salvezza durante gli anni della Guerra. 
Liesel legge di notte insieme ad lui, quando Rosa (la sua nuova madre, una donna volgare, severa, che pensa solamente al denaro e ad insultare chiunque entri nel suo raggio d'azione) dorme profondamente; legge i libri che il papà le regala di nascosto, legge quelli che salva dai roghi Nazisti e anche quelli che prende in prestito (perché lei non ruba) dalla biblioteca del sindaco.  
E così, comincia l'avventura di Liesel Meminger che, assieme alla nuova famiglia, si ritrova ad affrontare e a vivere tutte le difficoltà che la vita durante la WWII presenta loro.

In questo viaggio l'accompagneranno: Rudy, il suo migliore amico, il bambino e poi ragazzo che la sosterrà sempre, restandole accanto; Max, un ebreo che Hans nasconderà in casa propria per ripagare un debito morale nei confronti della famiglia di lui e a cui Liesel si affezionerà tanto; la moglie del sindaco che inizialmente, dopo diverse visite della bambina a casa propria, sceglierà di darle libero accesso alla libreria, di nascosto dal marito, per avere un po' di compagnia e compensare il vuoto lasciato dal figlio scomparso.
Raccontata da un narratore particolare, la storia di Liesel, della ladra di libri, commuove e coinvolge, appassionando chiunque apra il libro. Prende il lettore e lo catapulta nella storia, tenendolo incatenato fin dalle prime parole, per poi non lasciarlo più andare, nemmeno dopo la conclusione.


Recensione
Definirei questo libro in un solo modo: asdfghjkl!
Ma siccome sono una persona umana e non una bestiolina, vi spiegherò a modo cosa intendo.

Quel libro era sulla mia wish list già da un pezzo, anche se non ai primi posti.
Quando l'ho comprato, ho iniziato a leggerlo subito, incapace di resistere e di attendere qualche giorno come faccio di solito. Ha un fascino, quel libro, che non si trova solo tra le pagine, nella storia raccontata, ma ovunque. Anche nel titolo o nella copertina. Non potete avere per le mani il romanzo e dire: "No, non lo leggerò oggi", è impossibile.
È una storia particolare, quella scritta da Zusak, poiché non si sofferma tanto sullo sfondo storico (che, comunque, è ben presente e ben impostato; si sente quasi sulla pelle) o su quello sentimentale (e su questo punto, faremo un discorsetto più avanti), bensì si concentra sui libri, sul significato che assumono per Liesel, per la sua vita e per le persone che la circondano.
Una storia davvero avvincente e coinvolgente; si legge benissimo, scivola via che è una bellezza, senza alcuna parte noiosa o scontata. Ogni pagina, ogni capitolo è un colpo di scena.
Nulla è lasciato al caso e tutto è perfettamente studiato, anche i cambi di scena che lasciano col fiato sospeso. Devo ammettere che a tratti è un bel concentrato d'ansia, ma vale la pena patirla, credetemi. xD
Uno stile perfetto, pulito e scorrevole, incalzante e quasi magico, devo dire. Apprezzabile sotto ogni punto di vista.

Parlando di sentimenti
perché quelli ci sono in ogni libro che si rispetti – si apre un mondo, ma ho scelto di mostrarvene solo una parte, perché il resto è giusto che lo scopriate da soli; che gusto ci sarebbe, diversamente, a leggere il libro?
Quelli dei protagonisti, sono così vividi che si infiltrano nella mente e nelle ossa del lettore, portandolo a provare le stesse emozioni, quindi preparatevi a lacrime, risa, rabbia e sollievo, ma anche a paura e tristezza, profonda tristezza, soprattutto nel colpo di scena finale.
Il cuore del lettore viene preso e spappolato, ridotto a polvere della polvere, insomma, dalla verosimiglianza disarmante di ciò che Zusak descrive cercando di attenersi il più possibile alla realtà, sia del romanzo, sia della quotidianità. Niente di forzato o troppo banale, scontato o impossibile; i sentimenti vengono costruiti a regola d’arte e calzano a pennello a tutti i protagonisti che li indossano, rendendoli persone umane, veramente vicine alla realtà e che conferiscono all’intera storia il suo carattere coinvolgente.
Lo sfondo storico, di per sé, fa un gran lavoro: il libro è ambientato durante la WWII, proprio nei primi anni di Regime, proprio nei primi anni di Persecuzione e Deportazione. Si fa sentire, perché l’atmosfera è a tratti pesante, tesa o colma di rabbia per le ingiustizie che gli Ebrei – anche amici della famiglia di Liesel – stanno subendo o per i guai in cui incappano coloro che aiutano persone del tutto uguali a loro, ma non è descritta nei minimi dettagli, anche perché la protagonista viene coinvolta relativamente, in questi eventi.
Vorrei spendere due parole anche relativamente ai personaggi principali, sempre nell’ambito del sentimentalismo e delle emozioni.
Abbiamo Liesel, inizialmente, una ragazzina diffidente e scontenta della nuova vita che dovrà iniziare, perché affezionata alla madre, al fratellino perduto, che pian piano uscirà dal guscio in cui si era rinchiusa e scoprirà quanto possa essere bella anche un’esistenza turbolenta in casa Hubermann. Avrà al suo fianco Hans e Rosa che, impacciata, saprà comunque come dimostrarle l’affetto che prova per lei, e poi ci saranno anche Rudy e Max e anche tutti i suoi compagni di scuola, coloro con cui trascorre i pomeriggi giocando a calcio.
Una bambina tenera, che farà ridere, commuovere e alle volte disperare. Un personaggio affatto piatto, come gli altri inseriti, del resto, che permette al lettore di immedesimarsi in ogni aspetto.
Una ragazzina innocente, straordinariamente forte, che riesce sempre a sorprendere.
Poi c’è Rudy, che all’inizio è un po’ odioso, insopportabile, ma che col trascorrere del tempo e della storia si rivela essere un ragazzino ingenuo, alle prime armi con emozioni tenere e innocenti, che segue Liesel ovunque, anche a costo della propria vita, anche a costo di rimetterci, in qualche modo. Un rapporto, il loro, che è molto controverso ma pieno di tenerezza indiretta, che si riflette nelle piccole cose, nei piccoli gesti e nel linguaggio di Rudy, che ha un modo tutto suo per esprimere il bene che prova nei confronti della ragazzina.
E non dimentichiamo Max, che compare attorno alla metà del romanzo e che accompagna i lettori fin quasi alla fine. Scompare per un po’ e poi, magicamente, ricompare.
… ops. Forse era spoiler.
Liesel e Max instaurano un legame profondo, davvero particolare, attraverso il quale l’uno insegna cose nuove all’altro e viceversa. Questi due, credetemi, sono la tenerezza, l’emblema dell’innocenza, anche se ciò non vuol dire che siano due personaggi piatti e pallosi e scontati.
Scegliere chi sia il migliore tra lui e Rudy, è una bella gara :’)
Poi ci sono Rosa e Hans Hubermann, due personaggi che ho amato alla follia, anche se non da subito. Ci vuole un po’ per apprezzare la signora che è una donna burbera, come dicevo all’inizio, che insulta tutti a prescindere e che pensa solamente ad avere un tornaconto economico. Infatti, quando vede Liesel sola, all’inizio del romanzo, domanda all’assistente sociale per quale motivo non ci sia anche il fratello come da patti, dopodiché si lamenta perché non potrà ricevere il secondo assegno. Con l’arrivo di Max, invece, Rosa cambia. Cambia completamente, e questo non significa che l’autore la mandi OOC (
Out Of Character) ma semplicemente che egli sceglie di mostrare a noi lettori il suo lato più profondo, quello umano che nasconde al mondo.
Hans Hubermann, invece, rimane lo stesso per tutto il romanzo: silenzioso, saggio nella sua semplicità, affettuoso e attento. Attento ai bisogni di Liesel, di sua moglie e di Max, ma non solo. Attento anche a quelle persone che non dovrebbe considerare, che dovrebbe evitare poiché Ebrei e, di conseguenza, avversi al Regime. Hans si prodiga per gli altri, come Liesel si prodiga per i libri, anche a costo della propria vita. Adora suonare la fisarmonica e quello strumento lo accompagnerà in ogni aspetto della vita; se Liesel sfrutta i minuti liberi per la lettura, Hans suona, creando l’atmosfera adatta per rilassarsi un po’ e lasciare che i dispiaceri della giornata scivolino via.
Alla fine tutti i personaggi sono così vicini alla realtà da permettere al lettore di immedesimarsi alla perfezione in ognuno di loro, senza difficoltà. Non sono caricati o scontati; sono semplicemente umani.
Sono umani, sì, ma a differenza del narratore, che è particolare e che si rivela implicitamente, disseminando indizi e lasciando a chi legge il compito di indovinare la propria identità.
A tratti potrebbe sembrare vanesio, superbo, forse troppo crudele, ma alla fine è ciò che gli impone la sua natura, il suo compito in questo mondo.
Senza dubbio, se Max fa da collante per la famiglia Hubermann, il narratore fa da collante per i lettori, perché impedisce loro di staccarsi dal libro, tanto è coinvolgente il suo racconto.




Voto: 10/10

Una storia che meriterebbe un’infinità di stelline, e sarebbero comunque insufficienti.
Una lettura che consiglio a tutti e che ho apprezzato davvero tanto.
Questo libro, alla fine, lascia qualcosa, lascia una traccia indelebile e non si può non inserirlo nella top ten dei migliori romanzi letti. 






E voi? Che dite?
L’avete letto? Vi è piaciuto?
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A presto! ♫

» Sam ♥

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